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Chiesa di San Biagio

La quattrocentesca chiesa di San Biagio potrebbe riaprire presto. Probabilmente, entro l’estate. Il cantiere prosegue spedito i suoi lavori, per restituire alla piccola frazione di Bondeno, situata fra il Panaro e il Po, a pochi chilometri di distanza da Ospitale e praticamente a ridosso dell’abitato di Salvatonica, questa piccola chiesa, che però “profuma” di storia. «La nostra chiesa – dice il parroco don Giorgio Lazzarato – è stata più volte distrutta e ricostruita. Si trovava lungo le rotte dei due “Ducati”, durante le guerre dei secoli passati, ed è stata pertanto rimaneggiata e modificata anche a seguito di questo». La conformazione attuale è databile attorno al XV secolo. L’ultima “ferita” è stata impressa dal terremoto. Da allora la chiesa è inagibile, ma da qualche tempo è in corso un cantiere per la ricostruzione, di competenza in questo caso della Curia, che è stato visitato dal sindaco di Bondeno, Fabio Bergamini. «Abbiamo avuto rassicurazioni da parte dei tecnici sull’avanzamento e la qualità dei lavori – dice il sindaco – e speriamo che la chiesa sia riaperta ai fedeli entro l’estate. Sicuramente, sarà importante averla pronta per il 2020, quando la celebrazione del Patrono, San Biagio, sarà accompagnata dalla tradizionale processione con la statua del santo». Domenica 3 febbraio, si celebrerà, probabilmente, l’ultima festa patronale “traslocata” a Salvatonica, dove si trova attualmente la statua di San Biagio, trasferita subito dopo il terremoto. Visto che, proprio Salvatonica, era stata una delle prime chiese a riaprire, dopo i lavori. In quella di San Biagio, invece, si possono riscoprire una serie di tesori importanti: cappelle affrescate, l’effige di San Luigi, quadri ed un organo del 1867 creato da Tommaso Gallerani. Un maestro di livello assoluto, già realizzatore dell’organo a canne che si trova nella chiesa di Santa Maria in Vado, a Ferrara. La direttrice architettonica e alla sicurezza dei lavori di San Biagio, Maria Chiara Montanari, assicura che anche l’organo sarà oggetto di un restauro, ma parla anche del cantiere più strettamente connesso alla chiesa: «La quale – spiega – è un edificio basso, quindi ha risentito meno di altri del sisma. Tuttavia, presentava un distacco della facciata e varie lesioni. Nella controfacciata si trova l’organo a canne. E’ stato effettuato anche il consolidamento del controsoffitto, ammorsandolo ai travetti che si trovano nella parte superiore». Inoltre, «nel retro del timpano – dice l’ingegner Montanari – sono state inserite fibre di carbonio, prima dell’intonaco». Una delle aziende impiegate nel cantiere, la Resinproget, ha effettuato anche iniezioni di fluidi per consolidare la struttura. Dell’appalto si sta occupando un’Ati (Associazione temporanea di imprese) formata da Nuova Costruzioni Generali, Modena Lavori Speciali, ed appunto Resinproget. Una parte dei lavori spetterà anche ai restauratori, che dovranno occuparsi delle decorazioni e delle caratteristiche di pregio della chiesa. Nei pressi della quale sono stati alloggiati per lungo tempo, in passato, anche gli ospiti della comunità Exodus, attualmente trasferitasi a Salvatonica. Nei piani superiori della sacrestia, è emerso a seguito del sisma anche un arco in pietra, probabilmente testimone silenzioso della struttura precedente al 1400. «Anche il campanile – conclude Montanari – è stato interessato da un dissesto, di cui ci siamo accorti in corso d’opera. Tra le prime operazioni da effettuare, ci sarà il rifacimento del telaio delle campane», per il quale è stato interessato un carpentiere specializzato.

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