
Si arriva a Stellata abbandonando la strada per Sermide e prendendo l'argine destro del Po. Riportato dagli antichi documenti come "Goltarasa" (1082), il borgo assunse l'attuale denominazione solo agli inizi del XVI secolo con il significato di "palificata usata nei lavori fluviali". Antico possedimento Estense passo ai Contrari che vi tenevano un Visconte e successivamente ai Pepoli di Bologna, fu teatro della guerra combattuta tra Ferrara e Venezia per il possesso del polesine di Rovigo negli anni 1482 e 1510. Quale confine dello Stato Estense e successivamente Pontificio, Stellata fu costantemente un presidio militare, soggetto a ripetuti interventi di fortificazione e di controllo idraulico del territorio. Prima di giungere all'abitato si fiancheggia l'imponente impianto idrovoro della Pilastresi, uno dei più grandi d'Europa, che scarica le acque della campagne direttamente nel Po. Realizzato tra il 1928 ed il 1942 su progetto dell'ing. Alberto Baroni. Nell'area dove sorge l'impianto sono state rinvenute numerose tombe di età romana ricche di corredi
funerari (attualmente conservati nel locale Museo Archeologico).

Percorrendo la strada posta sulla sommità dell'argine maestro del Po, prima ancora di sottopassare il ponte che attrraversa il fiume, si eleva, sul lato sinistro, la mole del cinquecentesco magazzino del sale ormai ridotto ad un rudere. Segue, sullo stesso lato, entro il vasto parco, la Villa Federica, eretta all'inizio del XVI secolo dai Contrari e successivamente passata ai Pepoli dopo varie trasformazioni. Dopo leggera discesa si arriva nella piazza del paese; l'area era in origine cinta sul lato ovest da una serie di portici oggi limitati a breve tratto. Da quest'ultimo, con funzione d'angolo, emerge la cinquecentesca Torre Pepoli, restaurata nel 1655, cui è stato aggiunto successivamente l'orologio. A chiusura della piazza verso nord è la chiesa parrocchiale, le cui origini risalgono al XIV secolo. L'attuale edificio, dedicato alla Natività di M.V., di semplici linee compositive, conserva al suo interno tele del XVII e XVIII secolo raffiguranti "L'Annunciazione", il "Transito di S. Giuseppe", copie da opere di guido Reni, un "Crocifisso tra i SS. Francesco e Maria Vergine" donate nel 1870 dal marchese Gioacchino Pepoli, un "Miracolo della Vergine del Rosario", "La Vergine del Rosario appare ad un fedele", un'ancona con 14 quadretti dei "Misteri del Rosario" che risentono stilisticamente del Bastarolo e di Domenico Monio, già presenti nel 1592, una "Vergine fra i SS. Giuseppe e Antonio da Padova". Le sculture lignee che ornano gli altari laterali rappresentano il "Cristo sulla Croce" del XV secolo, una "Madonna del Rosario" del secolo XVIII, una "S.Anna con la Vergine bambina", terracotta policroma del XV secolo , un "S. Rocco e S. Caterina Vegri". Sul fianco destro della chiesa si appoggia la Chiesa del Rosario (Oratorio di S. Domenico) eretta nel 1708 per volontà di Sigismondo Arrigoni capitano di Stellata. La facciata è sormontata da statue marmoree raffiguranti la "B.V. del Rosario" affiancata da "S. Domenico" a destra e da "S. Pietro martire" a sinistra. Nei locali dell'oratorio si conservano due tele con "Maria che consegna il rosario a S. Domenico" ed una "Resurrezione" entrambe del XVIII secolo. Un elaborato e suggestivo presepe viene qui allestito da Natale a fine Gennaio. Il campanile è del 1835. Alle spalle della parrocchiale si trova l'Oratorio di S. Francesco eretto nel 1616 su terreno donato da Hercole Pepoli; dal 1963 in abbandono.

Dalla piazza, imboccando la via Gramsci, dopo poche decine di metri, sul lato sinistro, si incontra la cinquecentesca dimora estiva di Virgilio Ariosto figlio del poeta Ludovico; attualmente adibita a sede del Museo Archeologico intitolato a Mons. Guerrino Ferraresi.

Al termine della via, prendendo la salita dell'argine, si arriva alla Roccapossente. Di una rocca fortificata a Stellata si ha notizia fin dal 1362, eretta da Nicolò II d'Este sulle rovine di una precedente costruzione. Presunte edificazioni e distruzioni si sono alternate dal 1557 al 1587 fino a quando, nel 1629, il Papa Urbano VIII fa eseguire sul luogo nuove opere di fortificazione. La rocca attuale, che i restauri del 1975 hanno riportato all'aspetto originario, presenta una pianta a stella a quattr